La leggenda narra che un monaco buddhista di nome Lezun nel 366, ebbe in visione mille Buddha. Convinse quindi un ricco pellegrino della Via della seta a fondare il primo tempio che si trova in quel luogo. Col passare dei secoli i templi crebbero fino a superare il numero di mille, e con essi furono costruiti ricoveri e repositori di testi sacri, e cappelle votive.
Fra il IV e il XIV secolo, poi, i monaci di Dunhuang raccolsero numerosi manoscritti occidentali, e molti dei pellegrini che passavano per il sito dipinsero affreschi all'interno delle grotte, oltre a lasciare un'offerta e a pregare per propiziarsi un viaggio tranquillo.
Gli affreschi coprono una superficie di oltre 42mila metri quadrati. Mentre le opere precedenti al 600 d.C. raffigurano perlopiù temi sacri rigorosi, i dipinti relativi all'epoca Tang descrivono le caratteristiche della vita di alcune persone, di qualunque ceto sociale, che transitavano o che abitavano in questo luogo, ma anche commerci, usi, tradizioni, preghiere, leggende, lavorazioni artigianali e per quanto riguarda l'ambito religioso lo storico conservato consente di verificare i mutamenti intercorsi fra il buddismo originario indiano e la sua progressiva assimilazione dell'arte cinese. Nel 1910 le voci che si sparsero sulla scoperta portarono sul posto diversi archeologi. Molti di questi manoscritti vennero portati via da questi studiosi, molti altri vennero spediti a Pechino, quelli tibetani restarono in loco. Nel 1987 le Grotte di Mogao sono state inserite nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell’Unesco. (testo tratto da Wikipedia)
di Lorenzo Puppo