News e non solo

Attualità Cultura Sport Rubriche

venerdì 18 dicembre 2009

Noi, i ragazzi senza il muro di Berlino


Sono passati 20 anni dalla caduta del Muro di Berlino.
Ce lo hanno detto le tv, le radio e perfino i nostri genitori.
Fisicamente era un muro di cemento armato alto tre metri, costruito in una notte, per dividere in due la città di Berlino e la Germania.
Improvvisamente migliaia di famiglie non hanno avuto neanche la possibilità di salutarsi che si sono trovati separati da un muro, per non rivedersi se non dopo 28 anni.


Le due superpotenze, Usa e Urss, si contendevano il dominio del mondo.
Per noi ragazzi del 1997, cresciuti con espressioni come “globalizzazione” o “Unione Europea”, è difficile immaginare un mondo in cui le diversità di pensiero, cultura e politica fossero così nette e pericolose.
Abbiamo visto in tv i festeggiamenti per il ventennio della caduta del muro: ma forse ancora non abbiamo compreso del tutto che cosa significasse vivere durante la Guerra Fredda.
Così lo abbiamo chiesto a chi c’era, ai nostri genitori, ai loro amici, anche ai nostri nonni e a chiunque abbia vissuto quel momento. Ci hanno raccontato quando sia stato emozionante respirare quell’aria nuova che profumava di cambiamenti e soprattutto di libertà.
Ci è stato detto come fosse vivere in un periodo in cui ogni giorno sarebbe potuta scoppiare una guerra nucleare; come regnasse la convinzione, nei due avversi schieramenti, che il mondo fosse diviso in “buoni” e “cattivi”; di come le guardie sparassero su chiunque tentasse di fuggire dalla Germania dell’Est cercando di attraversare quel muro.
Ma fuggivano verso cosa?
Verso quello che “noi ragazzi senza il muro di Berlino” tendiamo a dare per scontato: l’amore delle nostre famiglie, il benessere economico, e soprattutto la libertà di poter dire e fare e pensare quello che vogliamo.
Abbiamo allora provato immaginarlo quel mondo, abbiamo chiuso gli occhi e cominciato a visualizzare le nostre stanze senza tv, videogiochi o comfort… le cucine con le dispense vuote… le nostre idee incatenate nelle nostre teste.
E forse abbiamo capito finalmente che cosa devono aver provato i Tedeschi, ma anche tutti gli altri popoli, quel 9 novembre del 1989, mentre, tutti insieme, facevano a pezzi un muro che non era solo un muro, ma il confine tra due mondi.


A cura di: Maria Silvia Cremona
Stesura, ricerche, interviste e rielaborazione: Federico D’Antoni, Maria Silvia Cremona (II C), Maria Rita Virgulti, Davide Morlacchetti (II B), Daniel Paez, Naima Dell’Aquila (II A)