Vorrebbe andare al conservatorio avendo un gruppo suo.
Abbandonato dai genitori da piccolo e cresciuto in un orfanotrofio in Brasile Gabriel Buonasorte a soli sette anni ha avuto la “fortuna” di essere adottato da una famiglia italiana.
“Negro, cavia”.
Con questi appellativi Gabriel è stato offeso da alcuni compagni della sua classe.
«Mi usavano come cavia paragonandomi ad un animale da esperimento - afferma Gabriel -. Davano sempre la colpa a me. Se rompevano qualche cosa davano la colpa a me».
Gabriel non ha mai risposto male né ha mai reagito fisicamente.
Continua Gabriel: «Se tu lasci perdere, alla fine non ti danno più fastidio».
All’inizio Non ha mai raccontato di queste azioni di bullismo a casa. Poi con il tempo e continuando a subire ha sentito la necessità di parlarne.
«Mi usavano come cavia paragonandomi ad un animale da esperimento - afferma Gabriel -. Davano sempre la colpa a me. Se rompevano qualche cosa davano la colpa a me».
Gabriel non ha mai risposto male né ha mai reagito fisicamente.
Continua Gabriel: «Se tu lasci perdere, alla fine non ti danno più fastidio».
All’inizio Non ha mai raccontato di queste azioni di bullismo a casa. Poi con il tempo e continuando a subire ha sentito la necessità di parlarne.
Il suo sogno è stato sempre quello di suonare la batteria, avendo un talento per gli strumenti a percussione il suo sogno è quello di entrare nel conservatorio e formare un band.
Per ora pratica pallanuoto tre volte alla settimana ed è contentissimo di essere in Italia anche se gli manca l’immagine dei suoi veri genitori.
di Leonardo Zecchini
di Leonardo Zecchini