Dall’antica Grecia ai nostri giorni, il pugilato ancora conta numerosi sostenitori. Uno sport violento che misura la forza e l’eccellenza dell’atleta
Il pugilato è uno stile di autodifesa e uno sport da combattimento regolato da norme. Consiste nel confronto, all'interno di uno spazio quadrato chiamato ring, tra due atleti che si affrontano colpendosi con i pugni chiusi (protetti da appositi guantoni), allo scopo di indebolire e atterrare l'avversario. Questo sport era conosciuto, a partire dal XI secolo, anche come la "nobile arte" richiedendo ai suoi praticanti le qualità caratteristiche dell'uomo, come il coraggio, la forza, l'intelligenza.
In realtà il pugilato esisteva già nell’anticha Grecia: i greci consideravano il pugilato una disciplina con la quale un uomo poteva sviluppare una mente vigile e attiva. L'atleta greco non gareggiava per un team, ma era solo con sé stesso per raggiungere il massimo, la superiorità o come si diceva in antichità l’arete, cioè la capacità di eccellere.
Questo concetto è ben lontano da quello moderno per cui "l'importante è partecipare" perché per il greco solo il vincitore meritava adulazione ed il premio, mentre gli sconfitti provavano vergogna e venivano umiliati, non esisteva la concezione del secondo e terzo posto.
di Manolo Davi